LA NEBBIA

Alcuni incidenti hanno recentemente evidenziato una delle principali problematiche relative al fondamentale aspetto della sicurezza del volo: mentre tutti sono consapevoli della necessità di tenere il proprio mezzo in perfetta efficienza, non altrettanto grande è il numero di coloro che sanno come prepararsi adeguatamente dal punto di vista meteorologico, ovvero sia come reperire informazioni aeronauticamente significative sulle condizioni del tempo attuali e previste.

In questa stagione, uno dei principali nemici per chi vola è la nebbia, ovvero sia quelle forti riduzioni della visibilità che possono presentarsi, anche repentinamente, in zone fino a poco prima caratterizzate da cielo perfettamente sereno ed assenza di qualsivoglia fenomeno. Chiunque abbia letto un testo di meteorologia in preparazione all’esame di abilitazione del VDS dovrebbe conoscere l’esatta natura di questo fenomeno; poche parole di riepilogo potranno, tuttavia, essere utili, prima di qualche consiglio su come poterlo “evitare” durante un’attività operativa.

La nebbia viene spesso descritta, utilizzando un’immagine efficace ed immediata, come una “nube al suolo”; trattasi, infatti, di un sottile strato di atmosfera (qualche decina di metri), nel quale è avvenuta la condensazione dell’umidità interna. La causa di ciò deve essere, il più delle volte, ricercata in un forte raffreddamento del suolo, tipico, ad esempio, delle notte invernali più serene.

Al calare del sole ed in assenza di nubi, il calore, accumulatosi durante il giorno viene rapidamente disperso nello spazio sotto forma di radiazione infrarossa, provocando un veloce abbassamento della temperatura del suolo. Anche gli strati di aria più prossimi al terreno, subendo l’influenza di questo raffreddamento, diventano più freddi di quelli immediatamente sovrastanti; si crea così la cosiddetta inversione termica, cioè un particolare andamento della temperatura troposferica che, invece di mostrare una diminuzione continua dal livello zero fino al limite della tropopausa, presenta un’iniziale aumento, seguito poi da una brusca discontinuità, che segna il ristabilirsi del naturale andamento decrescente.

L’aria intrappolata in questa inversione viene raffreddata fino al raggiungimento del suo punto di rugiada, cioè della temperatura alla quale avviene la condensazione dell’umidità presente. Il processo viene favorito anche dall’abbondanza relativa di nuclei di condensazione, ovvero sia di microscopiche particelle solide capaci di attirare l’acqua (cioè igroscopiche, come il sale marino o i residui della combustione fossile, abbondanti nelle zone industriali del nord Italia) ed attorno alle quali “si attacca” la goccia in formazione.

Lo strato di nebbia persiste finché dura l’inversione termica, che, di fatto, impedisce il rimescolamento degli strati atmosferici alle varie altezze. Solo in presenza di un sufficiente irraggiamento solare (o di un riscaldamento dovuto all’effetto serra conseguente ad un’aumentata copertura nuvolosa), l’inversione viene distrutta ed il vapore comincia lentamente ad alzarsi, dando vita a nubi stratiformi di altezza crescente, fino alla completa dispersione nell’atmosfera.

È questa la cosiddetta nebbia da irraggiamentoo da effetto tramonto, che, per com’è stata descritta, risulta soprattutto associata alle fredde giornate di bel tempo (alta pressione, quindi assenza di nubi), facilmente riscontrabili durante la stagione invernale.

Tuttavia altri cause possono portare ad una veloce diminuzione della visibilità, una delle quali, altrettanto comune nelle nostre pianure settentrionali, viene invece ricondotta ad un effetto alba: i primi raggi del sole nascente, provocando l’evaporazione dell’umidità depositatasi nella notte, originano “colonne” di vapore in innalzamento verso il cielo, con un conseguente abbassamento della visibilità, anche di forte intensità nelle zone più umide. Da citare, infine, una terza forma di nebbia, detta da trasporto, che affligge, di preferenza, le zone costiere e viene invece attribuita all’arrivo di aria umida marina, la quale, al contatto con il più freddo suolo costiero, si raffredda rapidamente, condensando così il proprio contenuto di umidità.

Come poter evitare tutto ciò? Purtroppo la nebbia può presentarsi anche in modo estremamente localizzato, con banchi di limitata estensione geografica, che, anche a parità di condizioni favorevoli, affliggono solo determinate zone, tralasciandone altre. Alla luce di quanto detto sui processi di formazione, anche una semplice osservazione della situazione meteorologica in atto dovrebbe costituire motivo di allarme per chi ha necessità di pianificare la propria attività di volo; e questo deve valere non solo per la nebbia, ma anche per tutti quei fenomeni (temporali o violenti rovesci di pioggia, forti venti, ecc.) pericolosi per il volo in generale e per quello ultraleggero in particolare.

Il consiglio è, quindi, quello di consultare sempre un ente meteorologico in grado di fornire informazioni adatte per l’assistenza al volo, dato che la semplice lettura di un giornale potrebbe non essere sufficiente. Si consideri che le previsioni per i mass-media non hanno certo valenza aeronautica e che, in Italia, esistono ben due organizzazioni in grado di soddisfare queste esigenze: l’Ente Nazionale di Assistenza al Volo e l’Aeronautica Militare Italiana, almeno nella sua attività legata all’assistenza al volo.

Ci si rivolga sempre a questi Enti, chiedendo di parlare con un Meteorologo che, avendo ben presente il quadro sinottico esistente al momento, possa quantificare con maggior precisione il probabile verificarsi di un evento pericoloso, anche in relazione al tipo di volo. A maggior informazione, i piloti più esperti in codici aeronautici potranno poi consultare anche una lista di TAF o METAR e di messaggi di sicurezza (SIGMET e AIRMET), nonché le carte cosiddette significative.

Una particolare conoscenza morfologica della zona d’interesse (eventuale presenza di corsi d’acqua o laghi, di monti isolati o in catena, di zone più o meno umide, ecc.) potrà infine costituire ulteriore elemento di valutazione, da inserire nel contesto delineato dal meteorologo. Si ricordi, infine, che la decisione ultima (e la relativa responsabilità) spetta solo al pilota e che nessuno dovrebbe mai rimproverarsi un eccesso di prudenza, anche perché un bel volo non è tale se non ci si sente completamente tranquilli ed in sintonia con l’ambiente circostante.

Dott. Marco Tadini
meteorologo

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